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Descrizione
«Autore di un corpus lirico in perenne controtendenza rispetto ai modi letterari coevi, è stato negli anni - in quanto inedito - molto apprezzato da alcuni sommi del secolo scorso, a partire da Montale per finire a Testori, Vigorelli, Principe, Merini, ecc. ecc. Il Melodramma, la Russia, l'Ungheria, Torquato Tasso e il trash verbale del suo secolo hanno variamente influenzato lo stile di questo artista sempre affatto "inattuale", così come si evidenzia nei titoli dei suoi lavori più tipici: i poemetti L'Aida in piazza Giulio (1957) e Macky d'Ungheria (2000), il poema drammatico Mècbeth (1999), i melodrammi Il Sogno Massimo di Kriminal (1965) e Circasse di passaggio a Pietroburgo (1993), nonché il romanzo in versi Il Dio Roserio ovvero Gli Impagabili (1974). La complessità della lingua e del lavoro di Somalvico non possono essere affrontati in questa sede e tantomeno da me. Tuttavia per gioco mi verrebbe da azzardare tre aggettivi a suo riguardo: inafferrabile, irriducibile e inconsumabile. Tre caratteristiche in tangenziale e insanabile contrasto con l'attuale, pervasivo, Impero Globale dell'Usa e Getta di cui è, suo malgrado, ineffabile cantore.» (Giorgio Somalvico)