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Descrizione
Esattamente un secolo fa, con l'avvio dell'emanazione delle cosiddette "Leggi fascistissime", il regime fascista assunse la connotazione totalitaria e dittatoriale che avrebbe caratterizzato la storia italiana nel successivo ventennio. Il volume ha inteso mettere a fuoco questo periodo, con l'obiettivo di chiarire qual è stato il rapporto, individuale e collettivo, della gente brembana con il regime e che cosa ha prodotto il lungo ventennio per la vita e le sorti delle persone, delle famiglie e delle comunità di un'area di montagna come la nostra. Anche la Valle Brembana dovette subire la retorica della propaganda, finalizzata alla creazione del consenso, e l'assillante controllo dei mezzi d'informazione, della scuola, delle associazioni e delle organizzazioni sportive, così come fu esclusa da ogni forma di partecipazione democratica a livello nazionale e locale. In queste pagine non si parla, però, solo della pesante presenza del fascismo, ma vengono descritte la vita della Valle e della sua gente, le attività quotidiane, i rapporti sociali e culturali, a volte coltivati malgrado i controlli del regime. Si parla anche delle attività economiche, delle poche industrie, dell'agricoltura rimasta di gran lunga la principale fonte di reddito, e del permanere dell'emigrazione. Viene trattata la partecipazione della Valle alle guerre d'Etiopia e di Spagna e poi alla Seconda guerra mondiale, che comportò per migliaia di nostri giovani le indicibili sofferenze, e spesso la morte, in Grecia, in Africa e nelle gelide steppe russe. Senza contare gli internati nei campi di prigionia e di sterminio e i tanti combattenti della Resistenza. Alla fine saranno quasi 700 i giovani brembani morti a causa delle guerre: il loro tragico destino è la più chiara risposta a chi si chiede se il fascismo abbia fatto delle cose buone.