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Descrizione
Ezio Armando Salvadori aveva poco più di vent'anni quando la sua vita cambiò per sempre. Con i suoi compagni del 5° Reggimento Alpini era in Alto Adige l'8 settembre 1943, quando l'Italia firmò l'armistizio. Nel caos di quei giorni, fu catturato dai tedeschi e, come altri 650.000 soldati italiani, deportato nei campi di internamento. Privati dello status di prigionieri di guerra perché si rifiutarono di collaborare col nazifascismo, gli Internati Militari Italiani furono costretti al lavoro coatto e a sopravvivere tra fame, fatica, umiliazioni. Salvadori passò due anni prima in Prussia Orientale, poi in Germania in una grande officina ferroviaria. Nel suo diario, scritto anni dopo con incredibile lucidità, riaffiorano paura e solitudine, ma anche amicizia e piccoli gesti di umanità che aiutarono lui e i suoi compagni a resistere. La sua valigia di legno, costruita da un compagno di prigionia, diventa un simbolo: non solo un contenitore per il poco cibo, ma un rifugio per i ricordi e per la dignità. La prefazione di Giovanni Peretti contestualizza storicamente il diario, illustrando la vicenda degli IMI, uomini che scelsero di non collaborare col nazifascismo a caro prezzo. Una pagina di storia che merita di essere ricordata.